A Caravaggio l’incontro regionale dei preti e diaconi anziani e malati della Lombardia

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Un momento di ritrovo per esprimere il grazie per i tanti anni di vita dedicati al ministero pastorale e all’annuncio del Vangelo. Con questo spirito nella mattinata di giovedì 17 settembre al santuario di Santa Maria del Fonte di Caravaggio, che dal 2023 è Santuario Regionale della Lombardia, si è svolto il dodicesimo incontro regionale dei sacerdoti e diaconi anziani e ammalati della Lombardia. L’evento è stato organizzato anche quest’anno dall’Unitalsi della Lombardia in collaborazione con la Conferenza Episcopale Regionale, riunita in queste ore proprio nel luogo di culto mariano.

«Ogni momento, nella storia della Chiesa, è fecondo. Anche quello, ne siamo certi, della fragilità», ha detto monsignor Mario Delpini, arcivescovo metropolita di Milano all’inizio della celebrazione solenne che lui stesso ha presieduto in basilica alle 11.45 dopo la recita del Rosario. Accanto a Delpini gli altri vescovi lombardi, insieme agli emeriti e alcuni altri vescovi originari del territorio. Con il vescovo Antonio Napolioni anche l’emerito Dante Lafranconi e il cremonese dom Carmelo Scampa, vescovo emerito di São Luís de Montes Belos.

Nei banchi della navata principale della basilica circa centottanta fra sacerdoti e diaconi anziani giunti da varie diocesi lombarde e tra loro diversi cremonesi.

Prendendo spunto dal brano di Vangelo che narra il miracolo compiuto da Gesù alle nozze di Cana – la trasformazione dell’acqua in vino – l’arcivescovo Delpini ha incentrato la sua omelia sul concetto di stupore, lo stesso che provò in quell’occasione colui che dirigeva il banchetto nuziale.

Stupore perché nel momento in cui in una condizione di crescente fragilità tutto diventa più pesante, le persone attese non vengono a trovarti e sembrano essersi dimenticate di te, gli incontri si diradano e il pensiero della morte si insinua, Gesù si manifesta come fondamento di speranza e dice: “Io sono con voi tutti i giorni”.

Stupore perché, nell’età avanzata e nella fragilità si manifesta una nuova, sorprendente capacità di amare. «Amare significa prendersi cura degli altri – ha sottolineato Delpini –, amare significa perdonare, amare significa essere grati. C’è motivo di sorpresa e di commozione se ci rendiamo conto che nell’età avanzata e nella fragilità siamo visitati da un’esperienza che riempie di gioia: Gesù si manifesta in modo nuovo, come l’amico dei miei giorni ed il fondamento della mia speranza. Io mi conosco in modo nuovo: sono capace di amare, di dare gioia, di perdonare e di dire grazie».

Al termine della Messa, prima della benedizione e della preghiera all’Angelus al Sacro Speco, il saluto di Luciano Pivetti, presidente dell’Unitalsi Lombardia: «La vostra presenza – ha detto rivolgendosi ai sacerdoti e ai diaconi in santuario – non rappresenta soltanto una memoria preziosa del passato ma una testimonianza viva. Siete segno di perseveranza, di dedizione silenziosa e di fedeltà quotidiana. Il ministero non si esaurisce con il passare degli anni ma si trasfigura». E ancora: «Cambiano forse le energie, mutano i ritmi, ma non viene meno la fecondità spirituale. Anzi, spesso proprio nella fragilità vissuta con fede si manifesta una testimonianza ancora più luminosa». «Grazie» è stata la parola ricorrente: «Grazie per la vostra fedeltà. Grazie per il vostro sì, rinnovato ogni giorno. Grazie per le Messe celebrate, per le confessioni ascoltate, per le parole donate, per le lacrime asciugate, per la speranza seminata».

La mattinata si è conclusa con il pranzo condiviso da sacerdoti e diaconi, insieme ai loro vescovi, negli spazi del vicino Centro di spiritualità.

 

Il video integrale della celebrazione

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